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lunedì 7 marzo 2011

Per la Fed del Kansas la situazione e' peggiore del pre-Obama

(Eir - Strategic Alert) - Il comitato politico di LaRouche (LPAC) sta intervenendo con efficacia nel fermento da sciopero di massa negli USA sollecitando tutti gli attori a guardare "il quadro più ampio" e chiedendo una riorganizzazione completa del sistema bancario e la creazione di un sistema creditizio per far ripartire l'economia. In questa campagna, il rapporto della FCIC si dimostra di grande validità.
In un'intervista alla radio
WNYC il 25 febbraio, lo stesso Angelides si è impegnato a continuare la battaglia. È significativo che egli abbia non solo sollevato la questione del Glass-Steagall Act, ma anche del principio alla base di esso: la distinzione tra gli investimenti di capitale produttivi e improduttivi, o quella che egli ha chiamato "l'economia di carta".
Quando gli hanno chiesto che cosa risponde alle critiche dei repubblicani secondo cui la crisi è stata provocata dal semplice eccesso di liquidità, Angelides ha fatto osservare che una grande quantità di capitale non conduce necessariamente ad una crisi. "La presenza di capitale a buon prezzo, grande quantità di capitale disponibile, non deve per forza essere un disastro. quel denaro, invece di essere incanalato in ipoteche che erano completamente tossiche, avrebbe potuto essere incanalato nella produzione di posti di lavoro, imprese, ricchezza per la società nel suo insieme. Insomma, capitale a disposizione in gran quantità può essere una cosa buona".
Per spiegare gli effetti dell'abolizione di Glass-Steagall, Angelides ha citato "il classico esempio di una banca che si è messa nei guai con le cartolarizzazioni", e cioè Citigroup. "Alla fine della giornata, Citigroup aveva accumulato un'esposizione di 55 miliardi di dollari alle cartolarizzazioni immobiliari subprime, e ha subìto decine di miliardi di perdite; se ci fosse stato Glass-Steagall, o qualche tipo di separazione, quell'istituto bancario non sarebbe stato in pericolo".
Angelides è anche intervenuto costruttivamente sulla tremenda crisi finanziaria degli stati. L'ha chiamata "una riscrittura della storia da parte di Wall Street e della destra" che scarica la crisi sui lavoratori e sui servizi essenziali dello stato. Ha indicato che la vera disoccupazione in California è di circa il 17% e ha dichiarato: "Questo è stato causato dalla crisi finanziaria, non dagli insegnanti".
Anche il presidente della Federal Reserve di Kansas City, Thomas Hoenig, continua la sua opposizione alla politica del suo "boss", Ben Bernanke. In un discorso a Washington il 23 febbraio, egli ha chiesto di scorporare gli istituti finanziari "too big to fail", in modo da poter avviare procedure fallimentari se necessario. Secondo Hoenig, "non si dovrebbe permettere agli organismi che operano al riparo della protezione dello stato di svolgere attività ad alto rischio".
Smontando la propaganda di Obama, Barney Frank e altri, egli ha anche affermato che l'attuale condizione finanziaria "è anche peggio che prima della crisi. Per quanto piena di buone intenzioni, la riforma finanziaria [di Obama] non migliorerà l'effetto".

martedì 22 febbraio 2011

Dal Cairo al Wisconsin, la riforma Glass-Steagall ora!

(E.I.R. Strategic Alert) - Le ultime settimane sono state caratterizzate da un profondo cambiamento nella dinamica politica globale. In tutto il mondo, la popolazione si ribella non soltanto contro la fame e gli aumenti del prezzo del cibo, ma anche contro l'ingiustizia, la corruzione, l'oppressione e le elites reazionarie al potere. Perché, si chiedono, dovremmo accettare condizioni che ci privano del nostro futuro?
Nel 2008 le rivolte per la fame che investirono 40 paesi erano principalmente proteste contro i prezzi esorbitanti del cibo. Nel 2011 le rivolte in Nord Africa e nel sud ovest asiatico, ma anche le recenti manifestazioni di massa in Wisconsin e Ohio negli Stati Uniti contro il tentativo di distruggere i sindacati, sono il risultato del crollo del sistema finanziario globale. La gente comprende che, senza la libertà nella repubblica, non ci sarà né cibo né una speranza per il futuro.
Dall'Algeria alla Tunisia, dalla Libia all'Egitto, dallo Yemen alla Siria, al Libano, alla Giordania, all'Arabia Saudita, all'Iran, al Bahrain, fino al Wisconsin ed all'Ohio, è in corso un processo rivoluzionario. Le dittature e i sistemi totalitari che sono stati tollerati per così tanto tempo vengono ora rifiutati, e la gente è disposta a rischiare la vita per farle cadere, quando tali regimi sono incapaci di garantire le esigenze fondamentali della popolazione. Mentre questo processo si diffonde a livello internazionale, il mondo si trova di fronte a due sbocchi: o sprofondare nel caos e nei nuovi secoli bui, o sostituire il sistema finanziario in bancarotta con un sistema creditizio, separando le attività bancarie legittime dalla speculazione e dal gioco d'azzardo.
I tentativi, da parte del G20, di salvare il sistema bancario in bancarotta con i salvataggi e il continuo acquisto di titoli tossici non fanno che pompare altra liquidità nello stesso sistema marcescente. Ma il denaro regalato agli speculatori viene "investito" nella speculazione sulle materie prime e le derrate alimentari, conducendo ad aumenti dei prezzi incontrollati.
Come ha chiesto Helga Zepp-LaRouche in una dichiarazione del 20 febbraio, per impedire che l'inflazione dei prezzi provochi conseguenze politiche e sociali incontrollabili "devono essere adottati immediatamente controlli sui prezzi del cibo e dell'energia, così come uno standard globale come Glass-Steagall". Quest'ultimo proteggerà le banche commerciali azzerando i titoli delle banche d'affari e mettendo in quarantena il "sistema bancario ombra" denunciato dalla Commissione Angelides al Congresso USA.

martedì 15 febbraio 2011

Corsa alle liberalizzazioni: i bankers ringraziano

(MoviSol) - Sotto la spinta di una serie interminabile di scandali, il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha deciso che sarebbe ora cambiare argomento e affrontare "i problemi del paese". Così ha annunciato un nuovo piano per la crescita, incentrato sulle liberalizzazioni di vari settori economici, a partire da cambiamenti alla Costituzione stessa. Obiettivo: liberarci dalle troppe regole che impediscono all'Italia di spiccare il volo. La risposta del Pd di Pierluigi Bersani non si è fatta attendere: ma quali liberalizzazioni? Quelle vere le ho fatte io, e adesso ne propongo ancora di più. Insomma, si è innescata una gara a chi può essere più liberista, tutto a favore della "crescita" economica.
La realtà però, è che questa gara favorisce soltanto gli interessi politico-finanziari di Bruxelles e la City di Londra, ed i loro promotori in Italia. Come abbiamo scritto dopo la spaccatura della maggioranza nello scorso autunno, lo scontro politico italiano fa parte di uno scenario disegnato ad alto livello e evidente a chiunque volesse alzare lo sguardo dalla palude degli scontri quotidiani: la creazione di un esecutivo di emergenza che potrà attuare un programma di feroce austerità sul modello dei piani annunciati e lanciati in Grecia, Irlanda, Gran Bretagna e Francia. I mercati finanziari richiedono lacrime e sangue, altrimenti gli attacchi speculativi ai titoli di stato riprenderanno in qualsiasi momento, con una moneta unica che si avvia verso la propria fine. Così i cittadini devono sottostare ad una nuova ondata di salvataggi per chi ha speculato, i veri destinatari dei programmi di stabilizzazione a livello europeo.
Insieme ai tagli serviranno le famose "riforme strutturali" che tradotte in termini reali porteranno ad ulteriori privatizzazioni e liberalizzazioni, annullando le tutele dei cittadini di fronte agli interessi speculativi. Montezemolo potrà garantirsi i profitti dell'alta velocità, come i Benetton si sono presi quelli delle autostrade. Seguono le municipalizzate, l'acqua, l'energia e tutto il resto, alcuni già avviati negli ultimi anni. Come insegnano Gran Bretagna e Stati Uniti, la deregulation è la precondizione per il saccheggio da parte degli interessi privati, non per l'efficienza, che viene invece realizzata con investimenti in infrastrutture e alta tecnologia.
Finora il Governo Berlusconi è stato poco affidabile nell'attuare il programma liberista richiesto, anche a causa di un Ministro dell'Economia che, pur imponendo una linea di rigore per quanto riguardano i conti pubblici, cerca in continuazione modi di ricostruire l'economia reale attraverso i progetti infrastrutturali e la richiesta di una riforma internazionale che separi le attività reali da quelle speculative; infatti Tremonti ha contrastato subito il nuovo piano di Berlusconi, provocando l'ira del suo vero promotore, Giuliano Ferrara.
Ora Berlusconi e Bersani sembrano aver deciso di accontentare i bankers in anticipo, per evitare a loro di doversi sporcare le mani manipolando il quadro politico italiano. Vogliono l'accelerata liberista? Gliela diamo noi, così facciamo vedere quanto siamo bravi e magari riusciamo a tenere/ottenere le posizioni di potere.
Mentre negli Stati Uniti la Commissione di Inchiesta sulla Crisi Finanziaria (FCIC) guidata da Phil Angelides ha pubblicato un rapporto di importanza fondamentale, indicando l'abrogazione di Glass-Steagall (la separazione tra banche commerciali e banche d'affari) e la deregulation in generale come le cause del crollo economico-finanziario di questi anni, in Italia si vuole abbracciare la malattia, piuttosto che curarla. I bankers se la ridono veramente.
Per aiutare a contrastare la follia di chi crede che le liberalizzazioni siano la fonte della crescita economica (tesi che sembra ormai scritta nel DNA dell'establishment economico, nonostante la sua dimostrata fallacia) MoviSol ripropone la lettura dell'eccellente studio di Claudio Giudici del 2008 sul tema delle privatizzazioni e liberalizzazioni in Italia, mostrando come la scossa data all'economia italiana negli anni Novanta iniziata con i governi Amato e Ciampi (tanto invocati da alcuni personaggi in questi giorni) in realtà ha inferto un colpo durissimo al tessuto industriale e alla sovranità del paese. Vogliamo davvero ripetere questa esperienza, per paura di inimicarsi i poteri forti a livello internazionale?

giovedì 10 febbraio 2011

Rapporto Angelides: la crisi poteva essere evitata!

(MoviSol) - Il 27 gennaio 2011 la Commissione di Inchiesta sulla Crisi Finanziaria, creata dal Congresso USA nel 2009 per stabilire le cause del crac finanziario del 2007-2008, ha fatto la storia. Il suo rapporto, noto come Rapporto Angelides dal nome del presidente della Commissione, Philip Angelides, fornisce un resoconto straordinariamente veritiero del processo decennale di deregulation bancaria, "shadow banking" e speculazione in derivati finanziari che ha portato al crac globale. Sottolinea che l'abrogazione della Legge Glass-Steagall nel 1999, dopo che la Federal Reserve aveva adottato in tutti gli anni Novanta misure per indebolirla, è stato un fattore centrale nel provocare il crollo.
Per chi ha seguito Lyndon LaRouche negli ultimi decenni, le conclusioni e la cronologia del rapporto Angelides non sono affatto una sorpresa. In effetti, LaRouche aveva sistematicamente messo in guardia dalle misure che vengono denunciate nel rapporto, proponendo una politica alternativa, che era stata respinta dagli "esperti" finanziari e dalle autorità.
Nel Weekly Report del 2 febbraio alla LPAC-TV, LaRouche nota che "questo è il primo rapporto ufficiale, pubblicato da un ente commissionato dal governo USA, che pubblica la verità generale sulla storia economica recente degli Stati Uniti". Anche se non prescrive la soluzione, lo studio della Commissione Angelides indica gli errori principali che sono stati commessi, ha detto LaRouche, il che è essenziale per uscire dal caos attuale.
Per coloro che continuano a sostenere che il crac fosse imprevedibile, le conclusioni del rapporto affermano inequivocabilmente: "Concludiamo che questa crisi finanziaria poteva essere evitata. La crisi è stata il risultato di azioni e omissioni umane, non di Madre Natura o di modelli computeristici impazziti. I capitani della finanza e del nostro sistema finanziario hanno ignorato gli avvertimenti e non sono stati capaci di mettere in dubbio, comprendere e gestire i rischi in evoluzione di un sistema essenziale per il benessere del pubblico americano. La loro è stata una grave mancanza, non un passo falso… Una crisi di questa grandezza non doveva verificarsi. Per parafrasare Shakespeare, la colpa non sta nelle stelle, ma in noi".
La Commissione FCIC indica correttamente che oltre 30 anni di "deregulation e affidamento all'autoregolamentazione delle istituzioni finanziarie, voluta dall'ex governatore della Federal Reserve Alan Greenspan e da altri, sostenuta dalle amministrazioni successive e dal Congresso e promossa attivamente dalla potente industria finanziaria ad ogni passo, hanno eliminato tutele chiavi, che avrebbero potuto contribuire ad evitare la catastrofe. Questo approccio ha dato il via a falle nella supervisione di alcune aree critiche con migliaia di miliardi di dollari a rischio, come il sistema bancario ombra e i mercati dei derivati OTC (over-the-counter). Inoltre, il governo ha permesso a imprese finanziarie di scegliere gli enti di vigilanza preferiti in quella che è diventata una corsa al supervisore più debole".
Il rapporto è devastante per la Federal Reserve ed altri enti di vigilanza, agenzie di rating del credito e gli stessi istituti finanziari. In effetti, la corruzione era pervasiva in tutto il sistema. Esso elenca ad esempio le cifre folli spese in bustarelle e denaro per le lobby di Wall Street che andavano a Washington per assicurarsi che venisse abrogata la legge Glass-Steagall, sostenendo che gli enti di vigilanza "non avevano la volontà politica" di scrutinare e corresponsabilizzare gli istituti che erano tenuti a vigilare, e riporta che l'industria finanziaria ha speso almeno 2,7 miliardi di dollari per il lobbying tra il 1999 ed il 2008, oltre al miliardo di dollari in contributi per la campagna elettorale provenienti da esponenti legati a Wall Street. Il rapporto nota anche quanto abbia sofferto l'economia reale a causa della crescita a dismisura del settore finanziario.
La conclusione dell'introduzione è un grido di battaglia implicito: più di due anni dopo l'intervento senza precedenti del governo federale sui mercati finanziari "il nostro sistema finanziario è, per molti aspetti, ancora immutato rispetto a quello che esisteva alla vigilia della crisi. In effetti, sulla scia della crisi, il settore finanziario USA è ancor più concentrato e nelle mani di pochi grandi istituti sistemicamente significativi".
"Anche se non ci è stato chiesto di fare delle raccomandazioni su quale politica adottare, lo scopo del nostro rapporto è quello di dare un resoconto su ciò che è accaduto per poter decidere un nuovo corso… sarebbe la più grande tragedia se accettassimo il ritornello che non era possibile prevedere la crisi e quindi non sarebbe stato possibile far niente. Se accettiamo questa nozione, la crisi si ripeterà".
Il comitato politico di LaRouche (LPAC) ha lanciato una mobilitazione per "ripristinare la legge Glass-Steagall", usando il rapporto Angelides per sensibilizzare centinaia di parlamentari degli stati e fornire loro munizioni preziose nella battaglia per costringere il Congresso ad attuare una riorganizzazione bancaria generale. Il rapporto, che conferma in pieno i moniti di LaRouche e del suo movimento, circola ampiamente a livello nazionale come libro tascabile.
Al contempo la coraggiosa offensiva pubblica di Phil Angelides e l'opposizione dei repubblicani hanno mantenuto viva l'attenzione sui risultati dell'inchiesta della sua commissione. Darrell Issa, presidente repubblicano della Commissione sulla Vigilanza e la Riforma Governativa, Spencer Bachus, presidente della Commissione Finanze, e Patrick Henry, presidente della Commissione Bancaria, hanno chiesto che venga pubblicato il bilancio della FCIC, i suoi registri di spesa, quelli dello staff, ed oltre 400.000 email interne. In una lettera al presidente Angelides, sostengono che è stata colpa della Commissione se quattro membri repubblicani hanno dovuto prendere le distanze dalle conclusioni del rapporto secondo cui l'abrogazione di Glass-Steagall ha contribuito al crac.
Il contrattacco repubblicano sta suscitando ancor più attenzione per il rapporto della FCIC, in attesa del momento in cui il Presidente Angelides testimonierà alla Commissione di Bachus il 16 febbraio. Il 2 febbraio sono stati pubblicati vari attacchi ai membri repubblicani "dissenzienti" della commissione, tra cui uno dell'On. Brad Miller, democratico della stessa commissione. Il Prof. William Black, ex regolatore bancario, denuncia in un articolo alla newsletter Mortgage Investor il commissario "dissidente" Peter Wallisson dell'American Enterprise Institute, per i suoi gravi conflitti di interesse in quanto fu lui a promuovere la deregulation quando era consigliere del Presidente Reagan, e banchiere di Wall Street egli stesso.
Rispondendo per iscritto ad Issa e gli altri, Angelides sostiene che è previsto che la FCIC concluda i lavori il 13 febbraio, e che lo staff che resta lavora per raccogliere i documenti storici della commissione per gli Archivi Nazionali. Aggiunge che non dispone né dello staff né dei fondi necessari ad adempiere alle richieste voluminose dei repubblicani (ironicamente, una delle accuse dell'On. Issa è proprio che la FCIC avrebbe speso troppi soldi).
Nel frattempo Angelides ha concesso varie interviste, puntando il dito contro quello che il rapporto definisce il "sistema bancario ombra" che nel 2008 è arrivato a superare le dimensioni del sistema bancario regolamentato (13 trilioni di dollari rispetto agli 11 trilioni del sistema regolamentato), grazie proprio all'abolizione delle tutele e della muraglia prevista dalla legge Glass-Steagall.
Nella trasmissione di Brian Lehrer su WNYC, Angelides ha invitato gli ascoltatori a scaricare e leggere il rapporto della FCIC spiegando perché sia tanto importante. Ha detto di aver avuto a che fare con l'industria finanziaria tutta la vita, e di essere rimasto "sbigottito" e "ammutolito" da quello che ha appreso nel corso di questa inchiesta.
"Il nostro sistema finanziario è passato da un sistema che doveva sostenere l'economia reale (imprese, creazione di posti di lavoro, creazione di ricchezza per il paese) ad un sistema finalizzato solo a fare soldi, all'ingegneria finanziaria e basta, a grande detrimento del paese… è tutto lì, è una storia che reggerà la prova del tempo".
In un'intervista alla CNBC Angelides sottolinea che gli stessi fattori di rischio del crac del 2008 sono ancora lì, e che la crisi potrebbe quindi ripetersi. Riferisce che le "rapide vendite" del rapporto in formato libro tascabile sono la prova del fatto che gli americani hanno un grande bisogno di scoprire che cosa è successo e come impedire che succeda di nuovo.

domenica 6 febbraio 2011

La deregulation è la causa della crisi, non un motore di crescita!

4 febbraio 2011 (MoviSol) - Dopo settimane di discussioni indegne sullo scandalo Ruby, finalmente si torna a parlare di economia. Lo ha fatto lo stesso Berlusconi, presentando il suo programma "liberale" che dovrebbe fungere da stimolo alla crescita economica (dal 3 al 4%, stando a quanto ha dichiarato). Messo alle strette dagli scandali, dai giudici e dalle numerose richieste di dimissioni, Berlusconi si è rivolto a Bersani ed al PD proponendo un accordo bipartisan sulle misure da lui proposte, per salvare il suo governo. Le proposte di "deregulation" di Berlusconi giungono, ironicamente, pochi giorni dopo la pubblicazione del tanto atteso rapporto della Commissione di inchiesta sulla crisi finanziaria del Congresso USA, detto anche Rapporto Angelides dal nome del Presidente della Commissione, Phil Angelides.
Il rapporto Angelides conferma in pieno quanto LaRouche e il nostro movimento denunciano fin dal 1997: la crisi del 2007 è stata provocata proprio da quella "deregulation" che Berlusconi (e il suo "grillo parlante" liberista, Giuliano Ferrara) tanto invocano, e dalla sistematica abrogazione a partire dal 1987, di tutte le regolamentazioni introdotte dalla legge Glass-Steagall, ovvero la legge voluta da Roosevelt nel 1933 per mettere fine alla Grande Depressione separando le banche d'affari dalle banche commerciali. Non è dunque lo "statalismo" il problema dell'economia italiana, e di quella mondiale, quanto semmai l'assenza totale dello stato in economia, che lascia il campo libero alla speculazione finanziaria, vera causa dell'aumento dei prezzi del petrolio, della benzina, dei generi alimentari, e dell'iperinflazione stile Weimar.
Come LaRouche ripete da anni, soltanto il ripristino della legge Glass-Steagall, negli Stati Uniti come in Europa, e grandi progetti infrastrutturali (come il NAWAPA, il Transaqua, il ponte terrestre eurasiatico) potranno stimolare una vera crescita economica. Non la deregulation, non l'abolizione dell'articolo 41 della nostra Costituzione. È su questo punto che si misura la capacità di leadership della sinistra, a partire dal PD di Bersani, che invece di occuparsi delle feste ad Arcore potrebbe finalmente mettere alla prova la sua capacità di governo. Dovrebbe accettare la proposta di un patto per il paese, ma cambiandone il contenuto. Se si addivenisse ad un buon programma per merito della sinistra e questo fosse applicato concretamente, gli elettori saprebbero premiarne gli autori. L'alternativa è l'inasprirsi di uno scontro tra guelfi e ghibellini che sta lacerando il paese e che, dopo aver lasciato l'Italia in una rovina istituzionale, si procrastinerebbe a lungo anche dopo la scomparsa di Berlusconi.
L'Italia, come il mondo intero, ha bisogno di un Roosevelt capace di prendere in mano le redini dell'economia, e del credito, invece di lasciare ogni decisione a Wall Street, alla City di Londra, al gruppo bancario Inter-Alpha ed alla Banca Centrale Europea. Certo, le decisioni non vengono prese a Roma, ma a Washington, e con un Obama che prende ordini dalla City di Londra e da Wall Street, il New Deal rooseveltiano appare lontano. Ma l'Italia può e deve contribuire alla discussione in corso, in quelli che una volta si chiamavano i "corridoi del potere", a partire dal Congresso USA. Il rapporto Angelides potrà dare il via alle misure rooseveltiane proposte da LaRouche dai suoi 6 candidati al Congresso USA. LaRouche è stato sentito su questo tema anche dal Parlamento italiano nel giugno 2009 prospettando una via di uscita dalla crisi (vedi http://www.movisol.org/09news113.htm). Sempre al Parlamento italiano sono state presentate due mozioni per una legge Glass-Steagall, la prima al Senato (dal Sen. Oskar Peterlini) e la seconda alla Camera (dall'on. Catia Polidori). Questo è il piano economico "bipartisan" di cui si dovrebbe discutere, per rilanciare l'occupazione ed evitare una crisi greca anche da noi, non la deregulation!
Liliana Gorini, Presidente di MoviSol