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lunedì 7 marzo 2011

Per la Fed del Kansas la situazione e' peggiore del pre-Obama

(Eir - Strategic Alert) - Il comitato politico di LaRouche (LPAC) sta intervenendo con efficacia nel fermento da sciopero di massa negli USA sollecitando tutti gli attori a guardare "il quadro più ampio" e chiedendo una riorganizzazione completa del sistema bancario e la creazione di un sistema creditizio per far ripartire l'economia. In questa campagna, il rapporto della FCIC si dimostra di grande validità.
In un'intervista alla radio
WNYC il 25 febbraio, lo stesso Angelides si è impegnato a continuare la battaglia. È significativo che egli abbia non solo sollevato la questione del Glass-Steagall Act, ma anche del principio alla base di esso: la distinzione tra gli investimenti di capitale produttivi e improduttivi, o quella che egli ha chiamato "l'economia di carta".
Quando gli hanno chiesto che cosa risponde alle critiche dei repubblicani secondo cui la crisi è stata provocata dal semplice eccesso di liquidità, Angelides ha fatto osservare che una grande quantità di capitale non conduce necessariamente ad una crisi. "La presenza di capitale a buon prezzo, grande quantità di capitale disponibile, non deve per forza essere un disastro. quel denaro, invece di essere incanalato in ipoteche che erano completamente tossiche, avrebbe potuto essere incanalato nella produzione di posti di lavoro, imprese, ricchezza per la società nel suo insieme. Insomma, capitale a disposizione in gran quantità può essere una cosa buona".
Per spiegare gli effetti dell'abolizione di Glass-Steagall, Angelides ha citato "il classico esempio di una banca che si è messa nei guai con le cartolarizzazioni", e cioè Citigroup. "Alla fine della giornata, Citigroup aveva accumulato un'esposizione di 55 miliardi di dollari alle cartolarizzazioni immobiliari subprime, e ha subìto decine di miliardi di perdite; se ci fosse stato Glass-Steagall, o qualche tipo di separazione, quell'istituto bancario non sarebbe stato in pericolo".
Angelides è anche intervenuto costruttivamente sulla tremenda crisi finanziaria degli stati. L'ha chiamata "una riscrittura della storia da parte di Wall Street e della destra" che scarica la crisi sui lavoratori e sui servizi essenziali dello stato. Ha indicato che la vera disoccupazione in California è di circa il 17% e ha dichiarato: "Questo è stato causato dalla crisi finanziaria, non dagli insegnanti".
Anche il presidente della Federal Reserve di Kansas City, Thomas Hoenig, continua la sua opposizione alla politica del suo "boss", Ben Bernanke. In un discorso a Washington il 23 febbraio, egli ha chiesto di scorporare gli istituti finanziari "too big to fail", in modo da poter avviare procedure fallimentari se necessario. Secondo Hoenig, "non si dovrebbe permettere agli organismi che operano al riparo della protezione dello stato di svolgere attività ad alto rischio".
Smontando la propaganda di Obama, Barney Frank e altri, egli ha anche affermato che l'attuale condizione finanziaria "è anche peggio che prima della crisi. Per quanto piena di buone intenzioni, la riforma finanziaria [di Obama] non migliorerà l'effetto".

domenica 6 marzo 2011

Proteste dall'India agli Stati Uniti: il sistema è un Dead Man Walking

(MoviSol) - Nel corso dell'intervista settimanale sulla TV di LPAC, Lyndon LaRouche ha sottolineato che l'attuale sistema monetario e finanziario "è ormai un 'Dead Man Walking', un condannato a morte. Cammina, ma è morto. E non c'è alcuna condizione a cui il sistema attuale di governo, in tutto il mondo, possa continuare ad esistere nella forma attuale. È già defunto". E quei leader che continuano a difenderlo si ritroveranno presto disarcionati.
L'intera regione transatlantica è in uno stato di bancarotta senza speranza, ha proseguito LaRouche, includendo enfaticamente anche il sistema dell'Euro. Non c'è modo che il debito, rappresentato dai salvataggi bancari ed altre cose simili in Europa e altrove, possa mai essere ripagato. Per questo motivo abbiamo bisogno di una riforma Glass-Steagall globale, che distingua tra il debito legittimo e quello speculativo, il che significherebbe la fine di Wall Street. Non c'è alcuna speranza di ripresa, ovunque "sotto questo Presidente degli Stati Uniti, e sotto questo sistema britannico". Con Obama alla Casa Bianca, non c'è speranza di sopravvivenza per gli Stati Uniti, e se saltano gli Stati Uniti, salta anche tutto il sistema occidentale.
"Abbiamo a che fare con un mondo dominato dalla follia di massa, e i folli sono alla guida delle istituzioni" ha dichiarato LaRouche. Ciò a cui assistiamo in Egitto, Libia, Bahrein, Tunisia, ed anche nel Wisconsin, è la disintegrazione dell'intero sistema, con una reazione a catena e i governi che cadono uno dopo l'altro.
Altrove, LaRouche ha sottolineato che Gheddafi ed il governatore del Wisconsin Walker sono espressioni della stessa crisi da collasso transatlantica. Mentre ovunque la gente è pronta a lottare, la mancanza di leadership da parte di coloro che dovrebbero fungere da guida in questa situazione "sta portando la situazione verso un processo simile alla Rivoluzione Francese" pregno di pericoli.
Dopo la sua dichiarazione iniziale su LPAC-TV LaRouche è stato interpellato sulla psicologia di massa delle rivolte che stanno scoppiando in tutto il pianeta. In risposta, egli ha esordito paragonando la reazione della popolazione "al divorzio più duro che si possa immaginare, in cui la gente dice al proprio padrone, che è il sistema attuale: 'Non ti amiamo più. Anzi, ti odiamo'. E questa è una reazione sana, molto sana", ma non basta.
Le proteste in Egitto, in Libia contro Gheddafi, in Wisconsin e in tutti gli Stati Uniti, indicano che "il sistema sta crollando, e la sposa (il popolo) sta lasciando lo sposo".
La questione ora, ha sottolineato LaRouche, è la necessità di una leadership positiva "che sia un'alternativa a tutto ciò che rappresentano Obama e Wall Street. Dobbiamo prendere l'odio della gente, che sta dilagando in tutto il mondo, in tutta l'Europa e in tutti gli Stati Uniti, in particolare, e trasformare quest'odio in qualcosa di costruttivo. La passione è giustificata. La passione che ora si esprime in odio, un odio crescente, nei confronti di questa amministrazione, e di questo Presidente e tutto quello che essi comportano: è giustificato nel senso che è stato provocato. Ma dobbiamo passare dall'odio a qualcosa di costruttivo".
Per gli Stati Uniti, LaRouche ha dato l'esempio della vittoria repubblicana alle ultime elezioni in novembre, basata sull'odio della popolazione nei confronti della politica di Obama, in particolare la riforma sanitaria, e nei confronti del Partito Democratico che ha capitolato alla Casa Bianca. Ma limitando la loro reazione ad un voto di protesta, gli americani hanno ottenuto qualcosa di pessimo tanto quanto Obama, e cioè gli ultraconservatori come il governatore Walker ("il Baltassar del Wisconsin"). "L'odio che evoca è pericoloso se rimane solo odio".
Sappiamo quali misure prendere, ha sottolineato LaRouche, con una riforma Glass-Steagall, il rifiuto di una politica sanitaria basata sul razionamento e l'efficienza dei costi, come quella di Obama, e grandi progetti come NAWAPA. Dobbiamo semplicemente attuarle. "Possiamo avere un secolo di sviluppo, con queste misure. Ma dobbiamo abbandonare il fattore dell'odio, il fattore negativo. Dobbiamo passare al fattore costruttivo".

mercoledì 23 febbraio 2011

17? ... milioni o miliardi? ... Infrastrutture per impedire l'"esodo biblico" dal Nordafrica

(E.I.R. Strategic Alert) - I cinquemila tunisini sbarcati a Lampedusa nella seconda settimana di febbraio non sono che l'inizio di quello che diventerà sicuramente un "esodo di proporzioni bibliche", come ha affermato l'ex prefetto di Roma Achille Serra, se non si abbandona completamente la politica economica della globalizzazione e si varano con urgenza programmi di sviluppo euro-africani. Il ministro Frattini fa bene a parlare della necessità di un "piano Marshall", ma nel sistema dell'euro queste resteranno parole scritte sulla sabbia.
La situazione è stata drammaticamente descritta da una delegazione del governo tunisino giunta a Roma il 17 febbraio. Il ministro dell'Industria e della Tecnologia Afif Chelbi ha definito "ridicola" l'offerta UE di 17 milioni come anticipo dei 258 milioni già promessi fino al 2013. L'offerta "dimostra che [l'UE] non ha capito la portata degli eventi storici in corso nel sud del Mediterraneo", ha denunciato Chelbi, aggiungendo: "Quando Catherine Ashton ha parlato di 17 milioni, il nostro ministro pensava di avere capito male e ha chiesto: 'Milioni o miliardi?'. Ancora una volta l'Unione Europea non è all'altezza del compito di confrontarsi con la regione".
Il finanziere Tarak Ben Ammar, che fa parte del "comitato dei saggi" che accompagna la riforma costituzionale in Tunisia, è stato ancora più duro: "Quello che l'Europa ha disposto in aiuti alla Tunisia è una mancia, quasi un insulto. Ci vogliono 10 miliardi come minimo per rimettere in piedi in sei mesi il turismo, l'economia, il lavoro del paese". Per Ben Ammar si tratta di volontà politica: "O l'Europa afferma che vuole sviluppare il nord Africa per non far arrivare gente nella propria terra o non saranno in 5 mila, ma in 500 mila ad arrivare sulle sue coste".
Se le nazioni europee (e noi parliamo intenzionalmente di nazioni e non di EU) intendono veramente aiutare la Tunisia e gli altri paesi del Nord Africa, ci sono alcuni progetti da far partire immediatamente, nel quadro di un approccio da vero sviluppo, e cioè dello sviluppo delle infrastrutture che rendano quei paesi produttivi in senso reale. Ci vuole un approccio integrato per le infrastrutture dell'energia, dell'acqua e dei trasporti. Si parte con il progetto della bonifica degli Shatt, le depressioni melmose in Tunisia e Algeria, che possono diventare centri agro-industriali. C'è poi il progetto, italiano, del tunnel tra la Tunisia e la Sicilia, che creerebbe un vero e proprio ponte terrestre euro-asiatico-africano. Il tunnel fu presentato per la prima volta ad un pubblico internazionale alla conferenza dello Schiller Institute a Kiedrich, in Germania, nel 2007 (qui: http://www.movisol.org/07news169.htm).
L'EIR ha parlato con l'autore, l'Ing. Pietro La Mendola, che ha guidato un team dell'ENEA. Il tunnel darebbe una ben maggiore importanza al collegamento stabile tra Messina e Reggio Calabria, facendone non più un'infrastruttura regionale italiana ma l'anello di un'infrastruttura intercontinentale. Si creerebbe un corridoio ferroviario di oltre 2500 km tra Tunisi e Berlino, che si allaccerebbe al corridoio est-ovest euroasiatico. Il progetto creerebbe diecimila posti di lavoro in Tunisia e fungerebbe da importante stabilizzatore dal punto di vista dell'emigrazione. Il tunnel, di solo trasporto merci, sarebbe composto da più sezioni lunghe fino a 60 km l'una, separate da quattro isole artificiali erette col materiale di scavo. I lavori potrebbero iniziare subito dopo il completamento di una prospezione geologica, che di solito impiegherebbe 4 anni ma che, se affidata all'ENI, sarebbe molto più rapida avendo l'ente italiano raccolto già dati sull'intera area nell'ambito della sua ricerca di idrocarburi. Una volta fatta la prospezione, erette le piattaforme marine e fatte giungere le "talpe" per la perforazione, si procede alla velocità di 1,5 km al giorno. Questo significa che in 60 mesi il tunnel è scavato.
L'Italia ha tutto l'interesse a muoversi senza attendere benedizioni dall'alto, perché si tratta di un progetto che estende lo sviluppo al mezzogiorno in termini di collegamenti ferroviari, energia, occupazione ecc. Nel momento in cui il ministro dell'Economia Tremonti compie dimostrativamente viaggi al Sud per testimoniare la abissale carenza di infrastrutture, e denuncia in Consiglio dei Ministri il gap di produttività da Nord a Sud, occorre muoversi con coraggio per attuare politiche che riflettono l'interesse del Mezzogiorno, dei nostri vicini nordafricani e della sicurezza nazionale.
L'ENEA ha sviluppato altre idee nell'ambito del suo programma "Progettoafrica", riguardanti la bonifica del deserto del Sahara, come nel caso dello Shatt El Djerid in Tunisia o nella New Valley in Egitto, che vanno nella stessa direzione della proposta Paumier-Roudere presentata dal movimento di LaRouche in Francia. Questi progetti sono la chiave per lo sviluppo agro-industriale e per il cambiamento climatico positivo, questo sì, fatto dall'uomo.
I progetti idrici per il Nord Africa si accompagnano al progetto Transaqua per rivitalizzare il Lago Ciad e per rinverdire la regione del Sahel, in una visione generale di sviluppo infrastrutturale pan-africano. Se questi progetti non verranno attuati con urgenza, allora vedremo l'incendio in Nord Africa espandersi presto all'Europa. La svolta, però, non è possibile senza sostituire l'attuale sistema finanziario in bancarotta con un sistema creditizio basato sui principii di Glass-Steagall, come LaRouche non si stanca di ripetere.

martedì 22 febbraio 2011

Dal Cairo al Wisconsin, la riforma Glass-Steagall ora!

(E.I.R. Strategic Alert) - Le ultime settimane sono state caratterizzate da un profondo cambiamento nella dinamica politica globale. In tutto il mondo, la popolazione si ribella non soltanto contro la fame e gli aumenti del prezzo del cibo, ma anche contro l'ingiustizia, la corruzione, l'oppressione e le elites reazionarie al potere. Perché, si chiedono, dovremmo accettare condizioni che ci privano del nostro futuro?
Nel 2008 le rivolte per la fame che investirono 40 paesi erano principalmente proteste contro i prezzi esorbitanti del cibo. Nel 2011 le rivolte in Nord Africa e nel sud ovest asiatico, ma anche le recenti manifestazioni di massa in Wisconsin e Ohio negli Stati Uniti contro il tentativo di distruggere i sindacati, sono il risultato del crollo del sistema finanziario globale. La gente comprende che, senza la libertà nella repubblica, non ci sarà né cibo né una speranza per il futuro.
Dall'Algeria alla Tunisia, dalla Libia all'Egitto, dallo Yemen alla Siria, al Libano, alla Giordania, all'Arabia Saudita, all'Iran, al Bahrain, fino al Wisconsin ed all'Ohio, è in corso un processo rivoluzionario. Le dittature e i sistemi totalitari che sono stati tollerati per così tanto tempo vengono ora rifiutati, e la gente è disposta a rischiare la vita per farle cadere, quando tali regimi sono incapaci di garantire le esigenze fondamentali della popolazione. Mentre questo processo si diffonde a livello internazionale, il mondo si trova di fronte a due sbocchi: o sprofondare nel caos e nei nuovi secoli bui, o sostituire il sistema finanziario in bancarotta con un sistema creditizio, separando le attività bancarie legittime dalla speculazione e dal gioco d'azzardo.
I tentativi, da parte del G20, di salvare il sistema bancario in bancarotta con i salvataggi e il continuo acquisto di titoli tossici non fanno che pompare altra liquidità nello stesso sistema marcescente. Ma il denaro regalato agli speculatori viene "investito" nella speculazione sulle materie prime e le derrate alimentari, conducendo ad aumenti dei prezzi incontrollati.
Come ha chiesto Helga Zepp-LaRouche in una dichiarazione del 20 febbraio, per impedire che l'inflazione dei prezzi provochi conseguenze politiche e sociali incontrollabili "devono essere adottati immediatamente controlli sui prezzi del cibo e dell'energia, così come uno standard globale come Glass-Steagall". Quest'ultimo proteggerà le banche commerciali azzerando i titoli delle banche d'affari e mettendo in quarantena il "sistema bancario ombra" denunciato dalla Commissione Angelides al Congresso USA.

giovedì 10 febbraio 2011

Rapporto Angelides: la crisi poteva essere evitata!

(MoviSol) - Il 27 gennaio 2011 la Commissione di Inchiesta sulla Crisi Finanziaria, creata dal Congresso USA nel 2009 per stabilire le cause del crac finanziario del 2007-2008, ha fatto la storia. Il suo rapporto, noto come Rapporto Angelides dal nome del presidente della Commissione, Philip Angelides, fornisce un resoconto straordinariamente veritiero del processo decennale di deregulation bancaria, "shadow banking" e speculazione in derivati finanziari che ha portato al crac globale. Sottolinea che l'abrogazione della Legge Glass-Steagall nel 1999, dopo che la Federal Reserve aveva adottato in tutti gli anni Novanta misure per indebolirla, è stato un fattore centrale nel provocare il crollo.
Per chi ha seguito Lyndon LaRouche negli ultimi decenni, le conclusioni e la cronologia del rapporto Angelides non sono affatto una sorpresa. In effetti, LaRouche aveva sistematicamente messo in guardia dalle misure che vengono denunciate nel rapporto, proponendo una politica alternativa, che era stata respinta dagli "esperti" finanziari e dalle autorità.
Nel Weekly Report del 2 febbraio alla LPAC-TV, LaRouche nota che "questo è il primo rapporto ufficiale, pubblicato da un ente commissionato dal governo USA, che pubblica la verità generale sulla storia economica recente degli Stati Uniti". Anche se non prescrive la soluzione, lo studio della Commissione Angelides indica gli errori principali che sono stati commessi, ha detto LaRouche, il che è essenziale per uscire dal caos attuale.
Per coloro che continuano a sostenere che il crac fosse imprevedibile, le conclusioni del rapporto affermano inequivocabilmente: "Concludiamo che questa crisi finanziaria poteva essere evitata. La crisi è stata il risultato di azioni e omissioni umane, non di Madre Natura o di modelli computeristici impazziti. I capitani della finanza e del nostro sistema finanziario hanno ignorato gli avvertimenti e non sono stati capaci di mettere in dubbio, comprendere e gestire i rischi in evoluzione di un sistema essenziale per il benessere del pubblico americano. La loro è stata una grave mancanza, non un passo falso… Una crisi di questa grandezza non doveva verificarsi. Per parafrasare Shakespeare, la colpa non sta nelle stelle, ma in noi".
La Commissione FCIC indica correttamente che oltre 30 anni di "deregulation e affidamento all'autoregolamentazione delle istituzioni finanziarie, voluta dall'ex governatore della Federal Reserve Alan Greenspan e da altri, sostenuta dalle amministrazioni successive e dal Congresso e promossa attivamente dalla potente industria finanziaria ad ogni passo, hanno eliminato tutele chiavi, che avrebbero potuto contribuire ad evitare la catastrofe. Questo approccio ha dato il via a falle nella supervisione di alcune aree critiche con migliaia di miliardi di dollari a rischio, come il sistema bancario ombra e i mercati dei derivati OTC (over-the-counter). Inoltre, il governo ha permesso a imprese finanziarie di scegliere gli enti di vigilanza preferiti in quella che è diventata una corsa al supervisore più debole".
Il rapporto è devastante per la Federal Reserve ed altri enti di vigilanza, agenzie di rating del credito e gli stessi istituti finanziari. In effetti, la corruzione era pervasiva in tutto il sistema. Esso elenca ad esempio le cifre folli spese in bustarelle e denaro per le lobby di Wall Street che andavano a Washington per assicurarsi che venisse abrogata la legge Glass-Steagall, sostenendo che gli enti di vigilanza "non avevano la volontà politica" di scrutinare e corresponsabilizzare gli istituti che erano tenuti a vigilare, e riporta che l'industria finanziaria ha speso almeno 2,7 miliardi di dollari per il lobbying tra il 1999 ed il 2008, oltre al miliardo di dollari in contributi per la campagna elettorale provenienti da esponenti legati a Wall Street. Il rapporto nota anche quanto abbia sofferto l'economia reale a causa della crescita a dismisura del settore finanziario.
La conclusione dell'introduzione è un grido di battaglia implicito: più di due anni dopo l'intervento senza precedenti del governo federale sui mercati finanziari "il nostro sistema finanziario è, per molti aspetti, ancora immutato rispetto a quello che esisteva alla vigilia della crisi. In effetti, sulla scia della crisi, il settore finanziario USA è ancor più concentrato e nelle mani di pochi grandi istituti sistemicamente significativi".
"Anche se non ci è stato chiesto di fare delle raccomandazioni su quale politica adottare, lo scopo del nostro rapporto è quello di dare un resoconto su ciò che è accaduto per poter decidere un nuovo corso… sarebbe la più grande tragedia se accettassimo il ritornello che non era possibile prevedere la crisi e quindi non sarebbe stato possibile far niente. Se accettiamo questa nozione, la crisi si ripeterà".
Il comitato politico di LaRouche (LPAC) ha lanciato una mobilitazione per "ripristinare la legge Glass-Steagall", usando il rapporto Angelides per sensibilizzare centinaia di parlamentari degli stati e fornire loro munizioni preziose nella battaglia per costringere il Congresso ad attuare una riorganizzazione bancaria generale. Il rapporto, che conferma in pieno i moniti di LaRouche e del suo movimento, circola ampiamente a livello nazionale come libro tascabile.
Al contempo la coraggiosa offensiva pubblica di Phil Angelides e l'opposizione dei repubblicani hanno mantenuto viva l'attenzione sui risultati dell'inchiesta della sua commissione. Darrell Issa, presidente repubblicano della Commissione sulla Vigilanza e la Riforma Governativa, Spencer Bachus, presidente della Commissione Finanze, e Patrick Henry, presidente della Commissione Bancaria, hanno chiesto che venga pubblicato il bilancio della FCIC, i suoi registri di spesa, quelli dello staff, ed oltre 400.000 email interne. In una lettera al presidente Angelides, sostengono che è stata colpa della Commissione se quattro membri repubblicani hanno dovuto prendere le distanze dalle conclusioni del rapporto secondo cui l'abrogazione di Glass-Steagall ha contribuito al crac.
Il contrattacco repubblicano sta suscitando ancor più attenzione per il rapporto della FCIC, in attesa del momento in cui il Presidente Angelides testimonierà alla Commissione di Bachus il 16 febbraio. Il 2 febbraio sono stati pubblicati vari attacchi ai membri repubblicani "dissenzienti" della commissione, tra cui uno dell'On. Brad Miller, democratico della stessa commissione. Il Prof. William Black, ex regolatore bancario, denuncia in un articolo alla newsletter Mortgage Investor il commissario "dissidente" Peter Wallisson dell'American Enterprise Institute, per i suoi gravi conflitti di interesse in quanto fu lui a promuovere la deregulation quando era consigliere del Presidente Reagan, e banchiere di Wall Street egli stesso.
Rispondendo per iscritto ad Issa e gli altri, Angelides sostiene che è previsto che la FCIC concluda i lavori il 13 febbraio, e che lo staff che resta lavora per raccogliere i documenti storici della commissione per gli Archivi Nazionali. Aggiunge che non dispone né dello staff né dei fondi necessari ad adempiere alle richieste voluminose dei repubblicani (ironicamente, una delle accuse dell'On. Issa è proprio che la FCIC avrebbe speso troppi soldi).
Nel frattempo Angelides ha concesso varie interviste, puntando il dito contro quello che il rapporto definisce il "sistema bancario ombra" che nel 2008 è arrivato a superare le dimensioni del sistema bancario regolamentato (13 trilioni di dollari rispetto agli 11 trilioni del sistema regolamentato), grazie proprio all'abolizione delle tutele e della muraglia prevista dalla legge Glass-Steagall.
Nella trasmissione di Brian Lehrer su WNYC, Angelides ha invitato gli ascoltatori a scaricare e leggere il rapporto della FCIC spiegando perché sia tanto importante. Ha detto di aver avuto a che fare con l'industria finanziaria tutta la vita, e di essere rimasto "sbigottito" e "ammutolito" da quello che ha appreso nel corso di questa inchiesta.
"Il nostro sistema finanziario è passato da un sistema che doveva sostenere l'economia reale (imprese, creazione di posti di lavoro, creazione di ricchezza per il paese) ad un sistema finalizzato solo a fare soldi, all'ingegneria finanziaria e basta, a grande detrimento del paese… è tutto lì, è una storia che reggerà la prova del tempo".
In un'intervista alla CNBC Angelides sottolinea che gli stessi fattori di rischio del crac del 2008 sono ancora lì, e che la crisi potrebbe quindi ripetersi. Riferisce che le "rapide vendite" del rapporto in formato libro tascabile sono la prova del fatto che gli americani hanno un grande bisogno di scoprire che cosa è successo e come impedire che succeda di nuovo.

domenica 6 febbraio 2011

La deregulation è la causa della crisi, non un motore di crescita!

4 febbraio 2011 (MoviSol) - Dopo settimane di discussioni indegne sullo scandalo Ruby, finalmente si torna a parlare di economia. Lo ha fatto lo stesso Berlusconi, presentando il suo programma "liberale" che dovrebbe fungere da stimolo alla crescita economica (dal 3 al 4%, stando a quanto ha dichiarato). Messo alle strette dagli scandali, dai giudici e dalle numerose richieste di dimissioni, Berlusconi si è rivolto a Bersani ed al PD proponendo un accordo bipartisan sulle misure da lui proposte, per salvare il suo governo. Le proposte di "deregulation" di Berlusconi giungono, ironicamente, pochi giorni dopo la pubblicazione del tanto atteso rapporto della Commissione di inchiesta sulla crisi finanziaria del Congresso USA, detto anche Rapporto Angelides dal nome del Presidente della Commissione, Phil Angelides.
Il rapporto Angelides conferma in pieno quanto LaRouche e il nostro movimento denunciano fin dal 1997: la crisi del 2007 è stata provocata proprio da quella "deregulation" che Berlusconi (e il suo "grillo parlante" liberista, Giuliano Ferrara) tanto invocano, e dalla sistematica abrogazione a partire dal 1987, di tutte le regolamentazioni introdotte dalla legge Glass-Steagall, ovvero la legge voluta da Roosevelt nel 1933 per mettere fine alla Grande Depressione separando le banche d'affari dalle banche commerciali. Non è dunque lo "statalismo" il problema dell'economia italiana, e di quella mondiale, quanto semmai l'assenza totale dello stato in economia, che lascia il campo libero alla speculazione finanziaria, vera causa dell'aumento dei prezzi del petrolio, della benzina, dei generi alimentari, e dell'iperinflazione stile Weimar.
Come LaRouche ripete da anni, soltanto il ripristino della legge Glass-Steagall, negli Stati Uniti come in Europa, e grandi progetti infrastrutturali (come il NAWAPA, il Transaqua, il ponte terrestre eurasiatico) potranno stimolare una vera crescita economica. Non la deregulation, non l'abolizione dell'articolo 41 della nostra Costituzione. È su questo punto che si misura la capacità di leadership della sinistra, a partire dal PD di Bersani, che invece di occuparsi delle feste ad Arcore potrebbe finalmente mettere alla prova la sua capacità di governo. Dovrebbe accettare la proposta di un patto per il paese, ma cambiandone il contenuto. Se si addivenisse ad un buon programma per merito della sinistra e questo fosse applicato concretamente, gli elettori saprebbero premiarne gli autori. L'alternativa è l'inasprirsi di uno scontro tra guelfi e ghibellini che sta lacerando il paese e che, dopo aver lasciato l'Italia in una rovina istituzionale, si procrastinerebbe a lungo anche dopo la scomparsa di Berlusconi.
L'Italia, come il mondo intero, ha bisogno di un Roosevelt capace di prendere in mano le redini dell'economia, e del credito, invece di lasciare ogni decisione a Wall Street, alla City di Londra, al gruppo bancario Inter-Alpha ed alla Banca Centrale Europea. Certo, le decisioni non vengono prese a Roma, ma a Washington, e con un Obama che prende ordini dalla City di Londra e da Wall Street, il New Deal rooseveltiano appare lontano. Ma l'Italia può e deve contribuire alla discussione in corso, in quelli che una volta si chiamavano i "corridoi del potere", a partire dal Congresso USA. Il rapporto Angelides potrà dare il via alle misure rooseveltiane proposte da LaRouche dai suoi 6 candidati al Congresso USA. LaRouche è stato sentito su questo tema anche dal Parlamento italiano nel giugno 2009 prospettando una via di uscita dalla crisi (vedi http://www.movisol.org/09news113.htm). Sempre al Parlamento italiano sono state presentate due mozioni per una legge Glass-Steagall, la prima al Senato (dal Sen. Oskar Peterlini) e la seconda alla Camera (dall'on. Catia Polidori). Questo è il piano economico "bipartisan" di cui si dovrebbe discutere, per rilanciare l'occupazione ed evitare una crisi greca anche da noi, non la deregulation!
Liliana Gorini, Presidente di MoviSol