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giovedì 10 marzo 2011

L'Unione Europea alza la mannaia contro i salari e i diritti sindacali

(EIR) - Mentre le istituzioni dell'Unione Europea sono corresponsabili dell'aumento dei prezzi delle materie prime con la loro politica dei salvataggi bancari, esse chiedono ai governi di congelare i salari. Questa folle politica è stata ribadita dal presidente della Banca Centrale Europea Trichet che ha dichiarato, alla conferenza stampa mensile della BCE, che "non si può fare niente" contro la speculazione sulle materie prime, insistendo che i governi devono evitare effetti di "rimbalzo" come gli aumentali salariali.
Ad una domanda dell'EIR sull'aumento del prezzo del cibo come causa delle rivolte in Nord Africa, Trichet ha ammesso che la BCE avrebbe il potere di intervenire contro la speculazione, ad esempio riducendo il flusso di liquidità, ma si è rifiutato di prendere in considerazione alcun intervento. Si è lamentato invece del "patto competitivo" proposto da Francia e Germania che ridurrebbe il potere di "governance" della Commissione UE, chiedendo al Parlamento Europeo di cambiarlo.
In netto contrasto con Trichet, il ministro dell'Economia Tremonti, durante un incontro dell'Aspen Institute a Istanbul il 4 marzo, ha ribadito il suo punto di vista che l'innesco delle varie rivolte in Nord Africa è proprio l'aumento dei prezzi delle commodities. Ha ricordato di aver sollevato la questione al G8 del 2008, e "la risposta scientifica, specie del Fondo Monetario Internazionale, fu che la speculazione non esiste". Secondo Tremonti, l'ondata di rivolte potrebbe estendersi ad est e colpire anche i paesi sviluppati, dove si teme già lo shock petrolifero.
"In Italia abbiamo l'espressione caro-vita" ha detto Tremonti. "In Africa, in tutte le regioni povere, è una questione non di caro-vita ma di vita, e la speculazione sta distruggendo la vita dei popoli, con incrementi del 30 o 40% in pochi mesi che hanno una causa speculativa e un effetto mortale". La "reazione contro un eccesso di ingiustizia" arriverà anche in Asia, ha ammonite, "e questo può portare a problemi economici e instabilità, mentre noi dobbiamo operare per la stabilità. E può portare a problemi democratici in Europa, ho detto che c'è il rischio dell'estrema destra".
A quanto pare le istituzioni dell'UE si stanno dando da fare perché ciò accada. Su richiesta di Trichet, la Commissione Europea presenterà, al vertice dell'11 marzo dei capi di governo dell'Eurozona un piano stilato dagli assistenti del Commissario Europeo José Manuel Barroso e del presidente del Consiglio Europeo Herman van Rompuy. Oltre metà del loro documento punta a tagliare i salari, smantellare i diritti sindacali e tagliare le pensioni.
Sotto l'egida del "promuovere la competitività" il documento chiede di mettere fine di fatto ai diritti sindacali esigendo una "revisione degli accordi sindacali per aumentare la decentralizzazione nel processo di negoziato e per migliorare il meccanismo di indicizzazione" assicurando al contempo "limiti salariali nel settore pubblico".
Sempre inneggiando all'aumento della "produttività" il documento chiede che vengano "rimosse restrizioni ingiustificate delle professioni come quote o numeri chiusi". Sotto l'egida del "promuovere l'occupazione" chiede "riforme del mercato del lavoro che promuovano la flessibilità", ovvero eliminare la sicurezza del posto di lavoro. E sotto la "sostenibilità delle pensioni e della previdenza sociale" chiede l'aumento dell'età pensionabile e la "riduzione del prepensionamento e usare incentivi mirati per assumere lavoratori più anziani e promuovere l'apprendimento in età avanzata".

sabato 26 febbraio 2011

La Commissione Europea e Trichet si rifiutano di fermare la speculazione

(MoviSol) - Con i prezzi delle derrate alimentari di base alle stelle in tutto il mondo, per la mancanza di scorte e per la speculazione incontrollata, Lyndon LaRouche ha ribadito il 14 febbraio il suo appello per mettere un tetto ai prezzi del cibo. Il processo iperinflazionistico sta spingendo il denaro speculativo verso i mercati delle commodities, e ne deriva tale esplosione dei prezzi. E questo in un momento in cui, stando alla Banca Mondiale, quasi un miliardo di persone in tutto il mondo, quasi un sesto della popolazione mondiale, patiscono la fame e un altro miliardo è malnutrito. "Abbiamo bisogno di un tetto internazionale ai prezzi del cibo", ha dichiarato LaRouche. "Dobbiamo congelare i prezzi del cibo imponendo subito un tetto! Le situazioni in Egitto e Tunisia sono solo un avvertimento".
L'appello di LaRouche per mettere fine alla speculazione sul cibo era stato echeggiato negli ultimi due anni dal ministro dell'Economia Giulio Tremonti. Ora sembra che si stiano svegliando anche i suoi colleghi europei. Un avvertimento simile è giunto dal ministro tedesco dell'Agricoltura, Ilse Aigner, durante il suo discorso di apertura alla fiera agricola annuale a Berlino, il 20 gennaio: le rivolte per il cibo e la destabilizzazione dei paesi del Nord Africa, ha dichiarato, indicano la necessità di regolamentare e proteggere i beni agricoli dagli speculatori. La signora Aigner e i ministri dell'Agricoltura degli altri 26 paesi dell'UE hanno inviato una richiesta alla Commissione Europea affinché appronti tali regole: ma la Commissione si è rifiutata, con l'assurda motivazione che non è la speculazione a causare l'inflazione dei prezzi del cibo!
Tuttavia, la situazione è diventata così drammatica dalla fine di gennaio che la proposta di bandire la speculazione sul cibo è stata messa all'ordine del giorno del G20 iniziato il 18 febbraio a Parigi. Il ministro delle Finanze indonesiano Agus Martowardojo ha dichiarato al G20: "auspichiamo che il forum del G20 eserciti pressioni sui mercati in modo che non ci siano più speculatori, o industrie finanziarie o non finanziarie, che speculano sulle derrate alimentari… A livello del G20, a lungo termine, chiediamo ai paesi di creare un fondo per aumentare la produttività del cibo, ma a breve termine, dobbiamo mandare un messaggio alle industrie finanziarie e non finanziarie che speculano sui prezzi del cibo, così come all'industria dei futures, per fare in modo che non destabilizzino i prezzi".
Il ministro francese dell'Agricoltura Bruno Le Maire ha confermato la necessità di un limite alla speculazione: "Va imposto. È inaccettabile che ci siano persone che creano artificialmente carenze di cibo e si approprino di questa o quella quantità di derrate alimentari al solo scopo di fare dei profitti, mentre milioni di persone patiscono la fame". I governi europei sembra si siano accorti del disastro dei prezzi alimentari provocato dall'uomo, ma non hanno intrapreso alcun passo concreto.
Peggio: Jean-Claude Trichet, che guida il vero governo UE, ha girato i pollici contro. Parlando alla stazione radio francese Europe 1 il 20 febbraio, Trichet ha affermato: "Non possiamo fare niente contro l'aumento attuale dei prezzi dell'energia e delle merci, ma dobbiamo fare di tutto per evitare quelli che chiamiamo gli effetti di ritorno". E quali sarebbero gli effetti di ritorno? "Sto pensando all'intera gamma degli altri prezzi, compresi, naturalmente, i salari". Aumentare i salari "sarebbe la cosa più sciocca da fare", ha affermato brutalmente.
La BCE potrebbe fermare la speculazione in un baleno, basta chiudere il rubinetti del denaro facile. La liquidità costantemente pompata nel sistema si riversa nella speculazione sulle derrate alimentari, come mostrano tutti i diagrammi. L'UE stessa ha pubblicato le seguenti cifre: gli "investimenti" nei mercati delle commodities erano 15 miliardi di dollari nel 2003, essi sono schizzati a 300 miliardi nel 2008 e da allora continuano a salire. Alla borsa mercantile di Chicago, l'85% dei traders non hanno nessuna attività nel settore alimentare.
Persino i grandi produttori suonano il campanello d'allarme: il 16 febbraio, la divisione svizzera di Kraft Foods, il secondo più grande produttore di cibo mondiale, ha emesso un comunicato che denuncia gli hedge funds accusandoli di pompare enormi volumi di capitale nelle derrate alimentari dalla metà del 2007, causando un'inflazione nei prezzi mai vista prima. Ciò minaccia di danneggiare la sicurezza delle forniture alimentari, ha ammonito Kraft Foods, chiedendo una regolamentazione che escluda gli speculatori dai mercati dei prodotti agricoli.

venerdì 4 febbraio 2011

Hankel ricorda che l'ultimo salvataggio bancario portò al regime di Hitler

2 febbraio 2011 (MoviSol) - Parlando il 28 gennaio al Forum Economico Mondiale di Davos, durante la sessione dedicata alla solidità del sistema dell'euro, il prof. Wilhelm Hankel ha criticato duramente il governatore della BCE Jean-Claude Trichet, come lui uno dei relatori sul podio.
L'economista si è presentato come "proveniente da un Paese che sta ancora soffrendo del tragico errore commesso un'ottantina di anni fa, quando un governo cercò di risparmiare sulle spese pubbliche e contemporaneamente di colmare il debito pubblico – quello fu l'ultimo governo prima che Hitler ascendesse al potere".
Quindi ha affermato che la filosofia con cui gli "eurocrati" propongono tagli drastici al bilancio dopo aver sacrificato la vecchia moneta nazionale in favore di quella artificiale dell'euro, rende i governi incapaci di creare tutta la prosperità possibile per le proprie nazioni e rimuove i pilastri – bilancio e moneta – su cui poggia qualunque stato sovrano.
Infine si è definito un "democratico" che vede in tali politiche un pericolo per la democrazia stessa e ha detto che, in considerazione della bancarotta di due terzi delle nazioni dell'euro, il sistema della moneta unica è destinato al fallimento.
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